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23 Luglio 14

Prontuario di Lotta Integrata alle Fregnacce

cose che pensavo non ci fosse il bisogno e invece

1) l’assoluzione di abberluscò nel processo “ruby” non c’entra una madonna con la condanna (definitiva) per frode fiscale, che era un processo sull’acquisizione dei diritti tv mediaset
2) l’assoluzione è intervenuta al secondo grado di giudizio, manca un (probabile) terzo
3) in ogni caso l’esito giuridico non sposta di una virgola la ricostruzione dei fatti: il fatto che abberluscò abbia chiamato la procura per fare pressioni non è in discussione, è in discussione la legittimità della cosa, che resta una zozzeria, unita al teatrino parlamentare (314 a 302 alla camera) sul conflitto di attribuzione fra tribunale dei ministri e tribunale di milano sostenendo la tesi che abbelurscò chiamò in questura nella sua funzione di presidente del consiglio perché convinto che karima el mahrouh fosse la nipote del premier egiziano mubarak.
(qui in versione mal di testa)

non credo ci sia bisogno di puntarcazzismi giuridici sulla legge severino per avere i conati sul tema

21 Luglio 14
Continuo a incontrare israeliani che non sanno, per esempio, che controlliamo ancora il ponte di Allenby (che collega la West Bank alla Giordania), così di fatto gestendo il traffico in entrata e uscita dei palestinesi dalla Cisgiordania.
Oppure non sanno che in realtà l’esercito continua a operare nell’area A, in teoria soggetta alla sovranità dell’Anp (Autorità nazionale palestinese). Oppure che in West Bank non c’è una rete 3G perché Israele non permette ai fornitori palestinesi di utilizzare le frequenze. O che imprigioniamo palestinesi a centinaia senza processo per mesi e anni. Oppure altri aspetti incontestabili dell’occupazione.
Ebbene, se non sono a conoscenza di tutto questo, allora forse è tutto un grande malinteso. Il più delle volte cerco di informarli e litigo sui dettagli, ma se dovessi spiegare la questione brevemente utilizzerei la seguente metafora: abbiamo costruito due enormi prigioni. Chiamiamole “prigione West Bank” e “prigione Gaza”.
La prima è una struttura a bassa sicurezza, dove i prigionieri sono autogestiti, almeno fin quando si comportano bene. Ogni tanto hanno permessi d’uscita per delle vacanze e una volta all’anno vengono persino portati in spiaggia. Alcuni fortunati hanno lavori nelle industrie vicine e ricevono stipendi al di sotto del salario minimo. Considerando anche i prezzi bassi nelle mense del carcere, in fin dei conti i detenuti fanno un buon affare.
Gaza invece è una struttura a massima sicurezza. È difficile da visitare e per chi ci vive è impossibile uscirne. Lasciamo entrare solo cibo (l’essenziale), acqua ed elettricità in modo che i prigionieri non muoiano.
A parte questo, di loro ci frega poco o nulla, a meno che si avvicinino allo sbarramento della prigione e allora gli spariamo come pesci in barile finchè non si calmano. E quando finalmente si calmano, smettiamo di sparare perché non siamo dei bastardi che sparano alla gente per divertimento.
Negli ultimi 5 anni, la struttura a sicurezza minima è stata abbastanza tranquilla, ma ci sono stati un po’ di disordini in quella a massima sicurezza. Li abbiamo controllati con la solita routine. In ogni modo, anche quando entrambe le prigioni erano calme, ci siamo ben guardati dall’aprire le porte. Anzi, abbiamo rafforzato e innalzato le mura diminuendo l’estensione del cortile della prigione; in fondo, ce ne serviva un po’ per noi.
Quando ci chiedono perché non liberiamo i prigionieri, spieghiamo che si rifiutano di firmare i documenti per la condizionale perché non gli vanno bene i termini. Per esempio, non gli va bene che la liberazione sia graduale, che duri dieci anni o più, e che ci dovranno lasciar tenere un sacco di cose di cui ci siamo impossessati quando li abbiamo rinchiusi.
In più, il capo dell’intelligence della prigione ha stilato un rapporto secondo il quale ogni singolo prigioniero odia a morte le sue guardie, in modo inequivocabile. E finchè non avviene una trasformazione significativa su questo piano, c’è davvero poco di cui discutere da parte nostra.
Oggi nelle nostre strutture ci sono 3.5 milioni di persone. Un’intera nazione, tutti condannati all’ergastolo. In queste condizioni, i prigionieri ricorrono a misure disperate, come missioni suicide, costruzione di tunnel lunghissimi, lunghe nuotate o attacchi ai nostri carri armati con fucili arrugginiti.
Spesso tutto finisce con un ammazzamento che sembra preso da un vecchio videogioco. Le rare volte che riescono ad ammazzare una delle guardie, allora fanno feste nella prigione e a noi fanno ancora più schifo. Queste scene, ovviamente, ci fanno morire di paura quando pensiamo al giorno in cui riusciranno a distruggere le mura e usciranno.
Penso che i prigionieri non ameranno mai quelli che li hanno rinchiusi, ma c’è la possibilità che i loro figli possano perdonare per quieto vivere. Ovviamente, c’è soltanto un modo per cominciare questo virtuoso processo e non ha nulla a che vedere con il metodo pesce in barile descritto sopra. Cessa il fuoco. Abbatti le mura delle prigioni. Liberali.

Reblogged: acrob4t

17 Luglio 14

Ho un’amica che le avevano ciuffato il motorino.

Contattata telefonicamente da ns. pregiate forze dell’ordine, veniva informata del ritrovamento dello stesso dopo utilizzo a fini di rapina (non si sa se a buon fine, che era la vera cosa interessante) e le danno gli estremi per ritirarlo secondo modalità un poco discutibili, ovvero:
- ritiro entro la mattinata stessa: una sessantottina di euro
- ritiro poi: si aggiungeva trasporto in deposito, costi di giacenza, cani e gatti che vivono insieme, masse isteriche (cit) per cifra complessiva di poco inferiore a riacquisto oggetto

Fiondatasi quindi al recupero del mezzo, reindirizzata poi al carroattrezzaio privato a cui pagare la gabella, ella ne approfittò per esprimere rimostranze sull’impianto tributario speditivo-punitivo. Ed il carroattrezzaio privato nonché evidente cliente delle ns. pregiate forze dell’ordine annuendo ha convenuto “è vero. facciamo 50 euro senza fattura.”

Credo che la gioia del ritrovamento dello scooter le abbia impedito di percuotere con un cric l’addetto come la situazione avrebbe imposto.

Themed by Hunson. Originally by Josh